
di Paola Barassi*

Durante il mese di agosto, abbiamo assistito ad una sequenza incredibile di ordinanze, dalle più ridicole e inattuabili, utili solo per fare un po’ di propaganda o per dare a qualche sindaco la “gratificazione” di un titolo sui giornali, a quelle molto più preoccupanti che portano ad una restrizione degli spazi di agibilità democratica e delle libertà individuali.
La legittimità giuridica a queste iniziative è stata data dal decreto numero 92 del ministro Maroni, decreto voluto ed auspicato anche da molti sindaci del PD.
Questo decreto ha allargato i poteri dei sindaci che ora sono incaricati della vigilanza “.. su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico…” e rischia di trasformare i nostri Comuni in luoghi del divieto e della a-socializzazione e i nostri sindaci in veri e propri sceriffi.
Ma, al di là della legittimità giuridica, la trasformazione in sindaci-sceriffi dei primi cittadini ha avuto una legittimazione politica dalla deriva securitaria e razzista che evoca costantemente logiche emergenziali per giustificare da una parte la restaurazione di una società classista razzista e sessista che vede nei poveri, nei marginali e nei diversi, come nei migranti i suoi principali nemici, dall’altra per evitare di mettere in discussione un sistema economico che sta mostrando il fianco e che sta concretamente creando pesanti insicurezze lavorative, sociali, ambientali.
In questo quadro i nuovi poteri ai sindaci in materia di sicurezza e la relativa enfatizzazione stanno creando una vera e propria degenerazione del vivere civile e sradicano ulteriormente il rapporto tra amministrazioni locali e comunità,
A fronte di questo bisognerebbe tentare di ricostruire uno spazio pubblico di discussione e di lotta politica e sociale in grado di far emergere quelli che sono i reali elementi responsabili del disagio sociale e civile che stiamo vivendo.
Si tratta dunque di ricostruire un conflitto dal basso verso l‘alto che, territorio per territorio, affronti la destrutturazione dello stato sociale, l’attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la rinnovata volontà di colonizzazione e speculazione territoriale, la privatizzazione dei servizi e dei beni comuni. Questi temi e questa ripresa dell’attività politica e sociale non possono che rappresentare la base e il rilancio della discussione per affrontare positivamente la discussione e la determinazione dei programmi per le prossime elezioni amministrative.
La legittimità giuridica a queste iniziative è stata data dal decreto numero 92 del ministro Maroni, decreto voluto ed auspicato anche da molti sindaci del PD.
Questo decreto ha allargato i poteri dei sindaci che ora sono incaricati della vigilanza “.. su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico…” e rischia di trasformare i nostri Comuni in luoghi del divieto e della a-socializzazione e i nostri sindaci in veri e propri sceriffi.
Ma, al di là della legittimità giuridica, la trasformazione in sindaci-sceriffi dei primi cittadini ha avuto una legittimazione politica dalla deriva securitaria e razzista che evoca costantemente logiche emergenziali per giustificare da una parte la restaurazione di una società classista razzista e sessista che vede nei poveri, nei marginali e nei diversi, come nei migranti i suoi principali nemici, dall’altra per evitare di mettere in discussione un sistema economico che sta mostrando il fianco e che sta concretamente creando pesanti insicurezze lavorative, sociali, ambientali.
In questo quadro i nuovi poteri ai sindaci in materia di sicurezza e la relativa enfatizzazione stanno creando una vera e propria degenerazione del vivere civile e sradicano ulteriormente il rapporto tra amministrazioni locali e comunità,
A fronte di questo bisognerebbe tentare di ricostruire uno spazio pubblico di discussione e di lotta politica e sociale in grado di far emergere quelli che sono i reali elementi responsabili del disagio sociale e civile che stiamo vivendo.
Si tratta dunque di ricostruire un conflitto dal basso verso l‘alto che, territorio per territorio, affronti la destrutturazione dello stato sociale, l’attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la rinnovata volontà di colonizzazione e speculazione territoriale, la privatizzazione dei servizi e dei beni comuni. Questi temi e questa ripresa dell’attività politica e sociale non possono che rappresentare la base e il rilancio della discussione per affrontare positivamente la discussione e la determinazione dei programmi per le prossime elezioni amministrative.
*Consigliere Regionale