giovedì 9 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: solidarietà attiva dal VCO

Il Partito della Rifondazione Comunista ha messo in piedi un campo di accoglienza in località San Biagio vicino L’Aquila. Sono stati allestiti la cucina, un piccolo asilo sociale e uno spazio dove poter svolgere attività ricreative e teatro.
C'è necessità urgente di: generi di prima necessità (acqua, latte UHT, pasta, riso, biscotti, zucchero, caffè, pelati, olio, scatolame vario, carta igienica, saponette, sapone da bucato, spazzolini, dentifricio, detersivo per piatti, disinfettanti, carta da cucina, cerotti, guanti, sacchi per la spazzatura, assorbenti, pannolini e pannoloni per neonati e per anziani, omogeneizzati, piatti e bicchieri di plastica etc...). Cioccolata, dolciumi, giocattoli per i bimbi.
Per questo motivo abbiamo deciso di interrompere momentaneamente tutte le attività che il Partito aveva programmato nella nostra zona, per dedicarci alla solidarietà concreta con le persone che stanno vivendo questa tragedia.Chiediamo anche a tutte e tutti voi di darci una mano, dando ognuno nelle sue possibilità, un contributo a questa importante causa.
Abbiamo deciso di mandare un carico di beni dalla nostra provincia, entro la fine della settimana prossima tra venerdì 17 e sabato 18.
I punti di raccolta dei beni sopra elencati, sono presso le nostre sezioni, se qualcuno ha difficoltà a recapitarli, dove ci è possibile veniamo a prenderli noi.
Vi chiediamo di chiamare prima di portare i beni per esser sicuri che la sezione sia aperta

Pallanza, P.zza Gramsci 12 – Andrea 347.91.73.834 Elio 340.85.23.699
Omegna Via Manzoni 63 - Roberto 333.88.92.739,
Villadossola Via N.Bianchi- Daniele 340.53.14.140 Franco 347.74.41.106

Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:Conto Corrente Bancario RIFONDAZIONE PER L'ABRUZZOIBAN: IT32J0312703201CC0340001497o tramite carta di credito con sottoscrizione on-line per il link,per aggiornamenti o informazioni: www.partitosociale.org
Chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare: Federazione Prc Pescara: 085.66788 Oppure spedire una mail ai seguenti indirizzi: piobbico@hotmail.com info@rifondazioneabruzzo.org
ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso: non partite senza aver prima chiamato il numero messo a disposizione. Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l'alloggio.

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto: solidarietà attiva

Rifondazione Comunista sta organizzando Brigate di solidarietà attiva con le popolazioni colpite dal terremoto.Chiunque volesse partecipare o dare un qualsiasi tipo di contributo può mandare una mail al seguente indirizzo:

piobbico@hotmail.com



La priorità assoluta in queste ore è DONARE IL SANGUE.Potete farlo presso il Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO "Spirito Santo"Via Fonte Romana, 8 - Pescaratel: 085/4252687per aggiornamenti o informazioni: www.partitosociale.org

martedì 31 marzo 2009

Presentato a Verbania il simbolo .....



della lista di sinistra, anticapitalista che verrà presentato alle prossime elezioni europee e per le elezioni per la Provincia del Verbano Cusio Ossola e per il Comune di Verbania

Questa mattina a Verbania è stato presentato il simbolo che rappresenta una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti) in una comune proposta politica per l'Europa, ma oltre alle quattro forze politiche la lista vedrà anche il contributo e le candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femministra e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. Questa lista, che lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano Chi vota la nostra lista saprà da subito che i nostri eletti e rappresentanti aderiranno al gruppo della Sinistra Europea, e cioè all'opposizione delle politiche liberiste di Maastricht e di Lisbona che hanno prodotto l'attuale devastante crisi economica europea e mondiale, politiche che vengono da molti anni votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti passando per i liberali.
Lo stesso simbolo verrà presentato per le elezioni della provincia del Verbano Cusio Ossola e del Comune di Verbania dove siamo convinti debbano essere riproposte le coalizioni che hanno amministrato in questi annii. Siamo quindi pronti a sostenere le candidature di Claudio Zanotti e di Paolo Ravaioli., dando una valutazione sostanzialmente positiva delle amministrazioni uscenti ed esprimendo la nostra soddisfazione per una serie di importanti politiche messe in campo in questi anni, dalla gestione dei rifiuti a Libero bus, dalla ripubblicizzazione dell’acqua al Comune di Verbania agli importanti contributi per la promozione delle energie rinnovabili e per lo smaltimento e la bonifica dei materiali contenenti amianto, ecc….
Ovviamente, anche a fronte della grave crisi che anche sul nostro territorio sta avendo gravissime ripercussioni, pensiamo che nei prossimi anni debba essere posta una particolare attenzione alle politiche sociali, viste non solo come mera forma di assistenzialismo, ma come promozione di interventi di sostegno e solidarietà e politiche finalizzate alla creazione di nuovi posti di lavoro alternativo, dal lavoro che può derivare da interventi di manutenzione e difesa dell’ambiente e del territorio, ai lavori che si possono sviluppare intorno alla realizzazione del nuovo Teatro a Verbania.
Altri punti importanti per la definizione dei programmi amministrativi dovranno essere le politiche di inclusione sociale, di tutela del territor, ed in questo senso pensiamo che debbano essere riconsiderate alcune indicazioni previste dall’attuale PRG di Verbania, prevedendo ad esempio una sorta di “variante verde” tesa a preservare le aree verdi ancora presenti adottando delle forme di tutela specifica ed attuando anche un’indagine sulle situazioni abitative e le necessità reali, onde poter dare delle risposte ai bisogni concreti delle persone anzichè alla speculazione immobiliare; in questo senso pensiamo possa anche essere interessante pesare alla promozione d iniziative di autorecupero e di autocostruzione, esperienze che già sono state attuate in altri comuni italiani e ce hanno dato importanti risultati sia dal punto di vista delle risposte alle esigenze abitative, sia per ciò che riguarda la promozione dell’integrazione e della civile convivenza.

Alla conferenza stampa erano presenti Andrea Gnemmi (assessore ambiente Comune di Verbania), Paola Barassi (consigliera regionale PRC), Roberto Cocco (coordinatore provinciale PRC), Dina Balsamo (segretaria provinciale PdCI), Roberto Cogrossi (segreteria provinciale PdCI)

Verbania, 30 marzo 2009

lunedì 9 marzo 2009

DEAMBROGIO (PRC-SE): PIANO BERLUSCONI PER L’EDILIZIA, IL PIEMONTE DICA SUBITO DI NO ALLA DEREGULATION“

Il cosiddetto piano straordinario per la casa proposto da Berlusconi di concerto con i governatori “amici” Galan e Cappellacci – dice Alberto Dembrogio, consigliere regionale PRC-SE– altro non è che un palese via libera alla completa deregulation edilizia, che certo piacerà molto ai palazzinari e agli speculatori di ogni latitudine”.“Il capolavoro berlusconiano fa strame delle regole e del rispetto urbanistico-ambientale - continua Deambrogio – le regioni che lo accoglieranno potranno ampliare gli edifici esistenti del 20%, mentre sarà abolito il permesso di costruire e saranno rese più veloci le procedure per le autorizzazioni paesaggitiche”.“I comuni – continua il consigliere regionale – potranno autorizzare in deroga al regolamento e ai piani regolatori l’ampliamento degli edifici esistenti del 20% del volume o della superficie. Infine una vera chicca che disvela lo spirito di tutta l’operazione: stop alle sanzioni per chi trasgredisce e avanti con la logica dei condoni che il nostro Presidente del Consiglio preferisce simpaticamente chiamare “ravvedimento operoso”.“A fronte di questo scempio annunciato del diritto, dell’ambiente e delle città – conclude Deambrogio – chiedo alla Presidente Bresso e all’Assessore Conti di dichiarare l’indisponibilità del Piemonte ad adeguarsi. Abbiamo un piano casa tra i più avanzati d’Italia e stiamo lavorando ad una nuova legge urbanistica e al piano paesistico, non sentiamo proprio il bisogno di svendere e insultare il nostro territorio. Bresso e Conti chiedano semmai più risorse per l’edilizia scolastica, il cui stato è sotto gli occhi di tutti, specialmente in Piemonte dove capita di morire perché un soffitto ti cade sulla testa”.

lunedì 9 febbraio 2009

lettera aperta e presidio

LUNEDì 9 FEBBRAIOALLE ORE 17.30
P.ZZA RANZONI INTRAPRESIDIO PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE ED IN SOLIDARIETA AL PRESIDENTE NAPOLITANO

Difesa delle garanzie costituzionali dei diversi poteri dello Stato.Lettera aperta al Prefetto del Verbano Cusio OssolaVerbania, 7 febbraio 2009Ill.mo Sig. Prefetto,Le scrivono un gruppo di cittadini, rappresentanti di forze politiche e istituzionali e associazioni affinché Ella, nella Sua qualità di rappresentante del Governo nella Provincia, possa far pervenire allo stesso la grave preoccupazione ed il sentimento di profonda indignazione che le vicende di questi giorni, accadute intorno al caso di Eluana Englaro, stanno suscitando in noi.Pur ritenendo che, in uno stato laico e liberale, ognuno abbia diritto all'intangibilità della propria sfera corporale, ovvero il diritto a non subire intromissioni non volute sul corpo, tanto più quando quelle intromissioni siano volte ad imporre una visione morale o religiosa della vita o della morte con violazione della libertà di coscienza del singolo e dei principi dello Stato pluralista e laico, non vogliamo, qui, entrare nel merito di una vicenda dai risvolti umani toccanti, né delle prese di posizione che da più parti hanno fatto appello alla coscienza dei singoli, ma delle gravi conseguenze che l’atteggiamento del Governo sta causando nei confronti delle Istituzioni democratiche.I diversi provvedimenti assunti nelle ultime settimane dal Governo e dai suoi rappresentanti nei confronti di questa vicenda sono stati, in ogni sede deputata dal nostro ordinamento costituzionale, giudicati illegittimi da parte delle diverse istanze giurisdizionali, dalla Corte Costituzionale alla Corte di Cassazione, al TAR del Lazio. Il rifiuto istituzionale di rispettare una sentenza della magistratura, che va, se possibile, al di là della mancanza di rispetto per i diritti fondamentali della persona sanciti dalla nostra Costituzione agli Art. 32 e 37, si configura come un rifiuto della legalità costituzionale. Per la prima volta nella vita di questa Repubblica libera, democratica e garantita dalla Costituzione il potere esecutivo, per iniziativa del Presidente del Consiglio, ha deciso di abolire una sentenza legittima, definitiva, non modificabile della giurisdizione italiana al suo più alto livello.Il Governo ha deciso di ignorare il richiamo del Capo dello Stato, che ha fatto sapere che l’atto sarebbe stato incostituzionale, varando in 6 minuti un decreto legge urgente. Il Presidente della Repubblica, in nome della Costituzione di cui è garante, non ha firmato il decreto e il Governo ha deciso di aggravare il conflitto di attribuzioni annunciando che, in luogo del decreto stesso, presenterà una legge, chiedendo al Parlamento di votarla subito.Di fronte a questo attentato alla Costituzione e tentativo di sovvertimento dell’ordine democratico del Paese che il Governo, a partire dal Presidente del Consiglio, sta mettendo in atto ai danni dell'equilibrio dei poteri dello Stato e del rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica, sentiamo il dovere, di essere accanto al Presidente della Repubblica, custode e garante della Costituzione. RingraziandoLa per la sua attenzione, porgiamo doverosi ossequi(prime adesioni)Paola Barassi – Consigliera regionale
Carluccio Alberganti – Assessore provinciale
Paolo Caruso – Assessore provinciale
Ezio Barbetta – Presidente Comunità Montana Cusio Mottarone
Christian Scatamacchia – Consigliere provinciale
Roberto Inzaghi – Consigliere provinciale
Pietro Mazzola – Consigliere provinciale e Coordinatore SD
Andrea Gnemmi – Assessore Comune Verbania
Ivana Ronchi – Assessore Comunale Verbania
Marica Spezia – Assessore Comune Verbania
Marino Barassi – Consigliere Comunale Verbania
Gianmaria Ottolini – Consigliere Comunale Verbania
Giancarlo Lotto – Consigliere Comunale Domodossola
Giovanna Albertini – Consigliere Comunale a Verbania e Segretaria Partito della Rifondazione Comunista - Circolo di Verbania
Mauro Empolesi – Consigliere Comunale Omegna
Stefano Montani – Consigliere Comunale Oggebbio
C.G.I.L. – VCO
A.R.C.I - VCO
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Verbania
Partito dei Comunisti Italiani - Federazione di Verbania
Sinistra Democratica VCO
Coordinamento Verdi VCO
Italia dei Valori - VCO
Simone Travaglini – Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista e Consigliere comunale a Baveno
Rita Nobile – Segretaria Provinciale Partito dei Comunisti Italiani
Pietro Ricchi – Presidente Associazione intercomunale Verdi VCO
Massimo Turconi – Coordinatore provinciale Italia dei Valori
Mario Scaltritti – segretario Partito della Rifondazione Comunista – Circolo Domodossola
Dina Balsamo - segretaria Partito dei Comunisti Italiani - Sezione Domodossola
Katia Caliò - segretaria Partito dei Comunisti Italiani - Sezione Cusio
Roberto Cocco – Segretario Partito della Rifondazione Comunista – Circolo di Omegna
Franco Sgrena
Marco Bonapace - Ricercatore
Gianni Motetta – già Parlamentare
Giovanni Rondinelli – Coordinatore SD Omega
Maurizio Cancelmo – Direttore O.P.E.N.
Gian Piero Conti
Maria Adelaide Monti
Ugo Pampalone
Paola Dalla Pozza
Stefano Gallarotti
Stefania Badiali
Ornella Roda
Laura Castellarina
Renata Ciceri
Mario Zacchetti
Stefano Crivelli
Moreno Micoloso
Marisa Zanetti
Ettore Denis

OMEGNA: GATTUGNO MINACCIA LA SECESSIONE

sabato 07 febbraio 2009 Una frazione in rivolta contro il proprio comune di appartenenza. Succede a Gattugno, dove i 100 abitanti sono decisamente offesi con l’amministrazione del capoluogo cusiano che, a loro dire, presta poca per non dire alcuna attenzione nei loro confronti. “Non è un problema nuovo” dice Francesco Ubbiali promotore di una raccolta di firme in cui i gattugnesi chiedono di lasciare Omegna e passare con Casale Corte Cerro o Germagno “è una situazione che si trascina da decenni. – prosegue Ubbiali - Basta guardarsi intorno per vedere la situazione: la strada che collega Crusinallo con noi sembra una speciale della Parigi-Dakar con l'aggravante che se si esce di strada, in auto e peggio ancora in moto, non essendoci barriere, si rischia di precipitare per quattro o cinque metri». Lunga la lista nera in cui sono segnate le “pecche” che i gattugnesi attribuiscono all’amministrazione omegnese. Ognuno ha un proprio “sassolino” da togliersi dalla scarpa. «La vecchia strada che ci collega con San Fermo ha un bellissimo impianto di illuminazione - aggiunge Ermes Rosset - peccato sia ridotta ad un impervio e impraticabile sentiero. In compenso, nelle altre strade l'illuminazione è scarsa». La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la nevicata. «Abbiamo invitato gli assessori, che in tempo di elezione venivano qui spesso, a tornare per rendersi conto della situazione - aggiunge Ubbiali - ma non li abbiamo ancora visti. Noi non siamo un serbatoio di voti». Quindici anni fa, esasperati, gli abitanti di Gattugno disertarono le urne e qualcuno al circolo ieri mattina minacciava di fare altrettanto alle prossime elezioni. «Non abbiamo l'abitudine a lamentarci - dice Elena Grandi che gestisce il Circolo - adesso a Gattugno ci sono tante coppie giovani, ci sono quindici bambini ed un altro è in arrivo e non abbiamo lo scuolabus. Almeno ci sistemino le strade». Così hanno bussato alle porte di Casale e di Germagno. Ha risposto Paolo Rossetti sindaco di quest'ultimo centro: «tendiamo una mano agli amici di Gattugno - dice Rossetti - nella piena solidarietà di una comunanza di storia e di tradizioni che da sempre ci vedono legati, compresa oggi la condivisione del parroco. Sper che questo momento di crisi di questa comunità possa risoversi in fretta. Noi parleremo della loro richiesta di aderire al nostro comune nel prossimo Consiglio Comunale».

sabato 31 gennaio 2009

Sbarramento al 4% alle europee: uno scambio di favori fra Berlusconi e Veltroni



La conferenza stampa di Ferrero

Clamorosa iniziativa del segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero che, per protestare contro il possibile accordo tra maggioranza e Pd di imporre la soglia del 4% di consensi per accedere al parlamento europeo, ha convocato una conferenza stampa di protesta proprio davanti alla sede del partito Democratico, al Nazareno.

Siamo di fronte a un mercimonio tra Berlusconi e Veltroni – ha rilevato il segretario rispondendo alle domande dei giornalisti - in cui Berlusconi sceglie di salvare Veltroni a scapito della democrazia del paese, in cambio probabilmente di posizioni più morbide sulle intercettazioni, sul federalismo o sul rinnovo del Cda della Rai”. E “Veltroni sta appoggiando lo sbarramento al 4% perché sa che il Pd elettoralmente è in caduta libera. Non si rende conto che creando un bipolarismo tra simili ed escludendo le sinistre, consegnerà il governo al centrodestra per i prossimi 40 anni”.
Sull'ipotesi di un cartello elettorale di tutte le sinistre, Ferrero ha osservato:

La legge non è stata ancora approvata. Quindi non dobbiamo correre. Il paziente è ancora in sala di rianimazione, non è ancora morto”.Il segretario del Prc non intende però boicottare le alleanze nelle elezioni amministrative: “Le due cose vanno tenute separate”. E alla domanda se non teme uno sbarramento anche per le amministrative, Ferrero ha denunciato che “già lo stanno facendo. Nel Parlamento siciliano, su iniziativa di un deputato del Pd, e' stato approvato lo sbarramento al 5%'.Tornando sulla questione delle elezioni europee, il leader del Prc ha detto che si tratta di una “legge ad personam inaccettabile”. “La cosa folle poi – ha sottolineato – è che chi in Europa voterà Pd, Di Pietro e Berlusconi sosterrà lo stesso governo, l'unica opposizione siamo noi quindi in Italia ci sarà solo un gran teatro”.
“E' un vulnus nel sistema democratico – ha detto concludendo - per questo abbiamo chiesto in una lettera inviata stasera di essere ricevuti dal Capo dello Stato per chiedere un intervento”.

mercoledì 28 gennaio 2009

Uguaglianza e libertà: ecco il cuore vitale della rifondazione comunista

martedì 27 gennaio 2009
Dino Greco intervista Paolo Ferrero

«Io, sinceramente, non so chiamarla in altro modo che scissione».
Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, definisce così la scelta di Nichi Vendola e degli altri esponenti della minoranza del Prc che da Chianciano hanno definito il loro gesto come un addio, un "partire" verso nuovi lidi e nuove imprese politiche. Una scelta che per il segretario del Prc è frutto di un importante "errore di valutazione" sulle ragioni della sconfitta. E che colloca l'iniziativa degli scissionisti su un terreno di subalternità al moderatismo del Pd, anziché su quello della costruzione democratica di una nuova "utilità sociale della sinistra". Obiettivo rispetto al quale il fallimento delle esperienze di governo e di alternanza dimostra che "non c'è scorciatoia a un cammino non politicista di costruzione di diversi rapporti di forza tra la sinistra di alternativa e il centrosinistra".

Una divisione non può mai essere giudicata in modo positivo. Quali sono a tuo avviso gli elementi che hanno prodotto questa frattura?

Penso che il punto di fondo che ha portato alla scissione riguardi due elementi.Il primo è la totale incomprensione delle ragioni della sconfitta elettorale.
Non si è capito che la Sinistra arcobaleno ha perso innanzitutto perché non era stata in grado di svolgere un ruolo positivo nella vicenda del governo Prodi. Cioè non si è capito che quel percorso che noi pensavamo servisse a costruire l'alternativa si è rivelato una pura alternanza in cui le nostre istanze di cambiamento sono state ignorate. L'alternanza si è mangiata l'alternativa. Questo a mio parere è l'errore politico di fondo a causa del quale questi compagni, anziché pensare di dover ricostruire le ragioni dell'alternativa, come ha fatto il Prc dopo il ‘98, propongono uno sbocco politico di ulteriore riavvicinamento al Pd; sino all'ipotizzare di costruire un partito di cui sia leader D'Alema.

E il secondo elemento?

Riguarda l'abbandono di qualsiasi riferimento al comunismo. Il Prc ha potuto giocare il proprio ruolo proprio in quanto ha tenuto insieme i due termini: rifondazione e comunista. E attraverso ciò ha prefigurato un'uscita da sinistra dalla crisi del comunismo e ha combattuto l'occhettismo. Mi pare invece che questa scissione si collochi del tutto dentro il filone occhettiano. Ma accanto a questo c'è anche un ulteriore elemento, che attiene alla cultura politica.

E cioè?

Cioè l'incapacità di fare i conti fino in fondo con la democrazia e quindi di accettare la possibilità di essere minoranza. Questo segnala, secondo me, una discrasia enorme tra parole e fatti, perché uno degli elementi della rifondazione comunista su cui abbiamo sempre insistito è proprio la intangibilità del tema della libertà, quindi della democrazia. Credo di poter rilevare questa distanza tra parole e fatti anche nel tipo di polemica rivolta al Prc: la falsità nell'attribuzione delle posizioni e la denigrazione hanno caratterizzato quest'ultimo periodo in modo tragicamente monotono. Evidentemente in questa cultura politica ristagna un pezzo di stalinismo pratico.

Un giudizio aspro. Da segretario del partito, che valutazione complessiva fai della rottura e delle sue conseguenze?

La considero grave e dolorosa. Penso sia contraddittoria, in quanto si fa una scissione in nome dell'unità della sinistra. Eppoi perché, come sempre, quando c'è una scissione il risultato vero è che in primo luogo si rischia di mandare a casa un sacco di persone, di deluderle, demotivarle. La definizione che mi sento di usare è la medesima che usammo nel documento del IV congresso di Rimini, dopo la scissione di Armando Cossutta. Dicemmo: "La scissione si è rivelata inoltre dannosa per l'insieme della sinistra. Nel contesto della crisi della politica, ha introdotto ulteriori elementi di non credibilità dell'insieme della sinistra, della sua capacità di confronto, di determinare aggregazioni, risposte unitarie, intese. Ancora una volta affiora invece la tendenza alla separazione nell'insieme della sinistra, alla divisione delle esperienze organizzate, alla prevalenza dell'incomunicabilità, appena appare un dissenso, senza misurare fino in fondo il suo grado di compatibilità con gli obiettivi strategici".
Richiami appunto un'altra rottura del passato. Sembra che la sinistra abbia un'incapacità di superare la dicotomia autonomia-unità e una difficoltà a corrispondere alle istanze unitarie del proprio popolo. Sembra che le sconfitte ingenerino piuttosto sentimenti di rivalsa come in effetti si sono registrati già nel clima congressuale…Penso che il nostro problema sia di saper coniugare l'esercizio della democrazia nelle scelte interne - cioè il fatto che i congressi devono servire a decidere in modo chiaro la linea politica - e la scelta della gestione unitaria del partito. Non va applicato lo schema per cui chi vince prende tutto. Bisogna invece tenere insieme la scelta dell'indirizzo politico con la tutela della comunità. E' per questo che avevo proposto la gestione unitaria dopo il congresso e la ripropongo oggi. A differenza di quel che facemmo dopo Venezia, quando alle minoranze venne indicata la porta. In questo, secondo me, c'è un passaggio della rifondazione sinora rimosso e che dobbiamo assolutamente praticare. Senza arrenderci.
Proprio a partire dalla valutazione della sconfitta, si pone però anche il tema dell'efficacia politica della sinistra, che tu stesso hai sollevato sin dal congresso.Penso che oggi il tema fondamentale sia la costruzione di un'efficace opposizione di sinistra. E che questo tema lo si possa affrontare unicamente se si ha la più piena autonomia dal Pd, che sulle questioni principali - penso al federalismo, la riforma della contrattazione, la riforma della giustizia - bene che vada, è incapace di assumere una posizione efficace, mentre nella peggiore delle ipotesi è dannoso. La questione è come si costruisce una sinistra autonoma dal Pd che sappia, come abbiamo fatto a partire dalla manifestazione dell'11 ottobre, entrare in relazione positiva con le mobilitazioni della Cgil e del sindacalismo di base. Importantissimo sarà lo sciopero generale della Fiom e della Funzione pubblica del 13 febbraio. Quindi il tema è quello della costruzione unitaria di un movimento di massa contro il Governo e la Confindustria, come abbiamo fatto dopo Genova. Qui sta il tema politico dell'efficacia. Che non richiede solo autonomia dal Pd, ma comporta la costruzione di un progetto che preveda da un lato la ricostruzione del senso della politica e dall'altro l'uscita da sinistra dalla crisi. Per questo abbiamo proposto e continuiamo a proporre il coordinamento di tutte le forze di sinistra: per ricostruirne l'utilità sociale.

Quindi non escludi a priori rapporti unitari a sinistra?

Certo che no, ma questi non vanno letti in chiave politicista. Ricostruzione del senso della politica, per me vuol dire non essere accecati da una centralità ossessiva delle relazioni istituzionali, ma saper ridislocare la nostra azione nella società, sia nella costruzione del conflitto sia nella costruzione di forme di mutualismo. Quello che abbiamo chiamato il partito sociale. Per quanto riguarda il progetto di uscita da sinistra della crisi, il punto è coniugare la battaglia per la redistribuzione del reddito e del potere con la proposta di un intervento pubblico centrato sulla riconversione ambientale e sociale dell'economia. In questo quadro, visto il ruolo che il razzismo e il sessismo hanno nella costruzione politica del blocco dominante, è evidente che non vi può essere alcuna separazione tra la lotta per la libertà e quella per l'uguaglianza, tra gli interessi materiali e i valori.
Tu dici che l'alternanza si è mangiata l'alternativa. La destra, tuttavia, è riuscita a realizzare nell'alternanza una vera e propria alternativa radicale. Perché le forze progressiste non dovrebbero esserne capaci?E' vero. In America latina la sinistra usa il terreno elettorale per costruire l'alternativa. Credo che il problema sia dato dai rapporti di forza tra la sinistra moderata e quella radicale. Con i rapporti di forza attuali non c'è nessuna possibilità di poter utilizzare l'alternanza per costruire l'alternativa. Ce lo hanno dimostrato i due governi Prodi. Quindi non c'è scorciatoia a un cammino per costruire diversi rapporti di forza tra noi e il centrosinistra, per rilanciare il progetto della rifondazione comunista.

In che senso rifondazione e in che senso comunista?

La dialettica tra questi due termini è il punto costitutivo del nostro partito. Se ne abbandoni uno la dialettica non esiste più, perché essi si qualificano a vicenda. Il comunismo parla della centralità della trasformazione sociale, dell'anticapitalismo. Rifondazione parla della necessità di imparare dai nostri errori guardando alla storia del comunismo medesimo, proprio per non ripeterli e per abbandonarne gli elementi negativi che in quella storia si sono manifestati, in primo luogo dove si è preso il potere. Ma non solo. Non è un caso che nel congresso abbiamo detto no alla costituente di sinistra e no alla costituente comunista. Perché entrambi questi progetti avrebbero sfigurato, annichilito, il progetto politico della rifondazione.

Detto in sintesi, quale progetto?

Se dovessi definirlo brevemente direi la prevalenza della ricostruzione del tessuto dell'alternativa sulle relazioni politiche, la chiarezza strategica sull'alternatività del nostro progetto rispetto a quello del Pd, l'unità inscindibile tra lotta per la libertà e lotta per l'eguaglianza, l'ingaggio contro lo sfruttamento nelle sue diverse connotazioni (del lavoro, dell'uomo sulla donna, dell'uomo sulla natura…), la centralità della battaglia per la pace. E la consapevolezza della non autosufficienza del Prc. Questo vuol dire non solo lavorare a coordinare la sinistra e l'opposizione, ma che bisogna riconoscere il pari valore delle mille forme di attività e di iniziativa politica dell'associazionismo e dell'autorganizzazione, nonché dei diversi percorsi con cui si può maturare una scelta anticapitalista. E in Italia, per esempio, salta agli occhi quella del volontariato cattolico e di matrice religiosa. Lo ripeto, per me punto di fondo è che non vi sono scorciatoie a questa dialettica tra rifondazione e comunismo.

PRC: VINCOLI AMBIENTALI E SOCIALI PER GLI AIUTI PUBBLICI ALLA FIAT –

RILANCIAMO IL RUOLO DI TNE

Nella discussione in aula su Fiat sono intervenuti i Consiglieri Regionali del Prc Gian Piero Clement e Alberto Deambrogio

"L'assenza di interventi economici a sostegno del settore automotive italiano (Fiat e suo indotto), vincolati ad investimenti su produzioni innovative e tecnologie ecocompatibili e al mantenimento occupazionale, mette seriamente a rischio le produzioni negli stabilimenti italiani".
"Il recente accordo attuato con Chrysler e prospettato con PSA Peugeot Citroën, gruppi che sono sostenuti da ingenti stanziamenti statali legati alla produzione nei rispettivi Paesi, rende più favorevoli gli investimenti del Gruppo Fiat negli Usa e in Francia, ma non dà garanzie ai lavoratori del gruppo italiano".
"Vanno allontanati questi rischi con un immediato intervento statale che, questa volta, preveda la presenza della mano pubblica almeno nel controllo dell'utilizzo delle risorse da stanziare a garanzia del mantenimento occupazionale negli stabilimenti italiani e nel rispetto di indirizzi di qualità ecologica delle produzioni. Non ininfluente sarà l'allargamento degli ammortizzatori sociali visti come investimento e non come assistenza a tutela dei lavoratori e del loro reddito".
"La Regione Piemonte, per parte propria, può incidere sul piano locale prevedendo un rinnovato rilancio del ruolo della società Tne, partecipata da Fiat Auto e costituita nel 2005 con 70 milioni di euro di capitale pubblico, proprio per creare le condizioni per il mantenimento produttivo e occupazionale in Piemonte".
"Inoltre con una legislazione ad hoc la Regione può impedire o comunque limitare le delocalizzazione delle aziende che prendono finanziamenti pubblici e "scappano": in Regione e a suo tempo a livello nazionale abbiamo presentato una proposta di legge in tal senso. Prendiamola in considerazione".

Torino, 27 Gennaio 2009