di Paola Barassi Consigliere Regionale PRC
Albert Einstein profetizzò “Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.
Io non so se sarebbero quattro gli anni di sopravvivenza dell’uomo, potrebbero essere di più ma è indiscutibile il fatto che esiste una chiara relazione tra la vita di questo insetto e le produzioni agricole che dipendono prevalentemente dalle api per l’impollinazione (mele, noci, soia, asparagi, broccoli, sedano, zucche, cetrioli, agrumi, pesche, kiwi, ciliege, lamponi, mirtilli, fragole, …) oltre che con la produzione di carne attraverso l'azione impollinatrice che le api svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme, come l'erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento.
I dati forniti dall'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici sono preoccupanti: nel 2007 il numero di api in Italia si è dimezzato, ma il disastro interessa tutta l'Europa, con una perdita tra il 30% e il 50%, per non parlare degli Stati Uniti, dove si arriva al 60-70%, tanto da aver definito il fenomeno da spopolamento Ccd (Colony collapse disorder), fenomeno di cui sono a conoscenza da ben 5 anni!
Ancora non si hanno certezze sulla o sulle cause scatenanti di questa moria anche perché, fino ad ora, ben poche ricerche sono state avviate e finanziate, l’unica cosa certa è che la malattia induce un comportamento anomalo e distruttivo: le api operaie se ne volano via, abbandonando nell’alveare la regina con le larve nei favi, e non ritornano più.
Con molta probabilità il fenomeno è dovuto ad un insieme di elementi (fitofarmaci, ogm, inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici, scarsità d'acqua, elettromagnetismo…); tutti elementi di natura ambientale determinati dal nostro modello economico basato sull’iperproduttività scellerata, sull’ipersfruttamento delle risorse, sull’accumulo di scorie senza alcuna lungimiranza e senso di responsabilità verso le generazioni future e verso un ambiente che non può più essere piegato alle nostre bramosie mercantili.
Ancora una volta dovremmo interrogarci sui nostri stili di vita e dovremmo chiedere alla politica di cambiare radicalmente il proprio paradigma di riferimento spostandolo dall’economia e dallo sviluppo incondizionato verso il benessere e la qualità della vita di tutti gli esseri viventi.
Ben vengano scelte come quelle della Regione Piemonte che chiederà ai Ministeri della Salute e delle Politiche agricole di valutare l’opportunità di una sospensione cautelativa dei principi attivi che si sospetta possano essere alla base del fenomeno della moria delle api, ma ben sappiamo che il problema necessita di decisioni ben più radicali.
Le api sono solo uno dei tanti esempi di ciò che stiamo combinando all’unico pianeta che abbiamo a disposizione. Anche attraverso le api la natura ci sta presentando il conto, e dovremo pagarlo tutti, senza possibilità d'appello