
Non ho mai partecipato alle celebrazioni del 4 novembre perché non mi sono mai riconosciuta nella parte che festeggiava le Forze Armate. Ovviamente non ho niente di personale contro i singoli appartenenti alle Forze Armate e penso che debbano essere ricordate tutte le persone che hanno perso e stanno perdendo la vita a causa di guerre voluti da altri, ma ritengo, come pacifista , che in nessun modo si debbano glorificare le armi e coloro che le usano o potrebbero usarle.
Quest’anno, oltre a non aver partecipato alla manifestazione ritengo importante intervenire con queste righe per la particolare caratteristica che il Ministro La Russa ha voluto dare alla giornata del 4 novembre, trasformandola in una solenne celebrazione della prima guerra mondiale.
Quella che dovrebbe essere una giornata di lutto per ricordare le vittime di quella sciagurata guerra e una giornata di festa per ricordare la FINE di quel massacro che è stata la prima guerra mondiale, si sta trasformando in un momento di celebrazione retorica della morte vista come “sacrificio per la Patria” e glorificazione della guerra.
La guerra del ’15-’18 fu un’aggressione all’Austria, una guerra che portò oltre 600.000 morti, contadini, montanari, proletari che vennero mondati a morire in prima linea.
I soldati vissero 4 anni in trincee simili a tane, senza scarpe, al freddo, affamati ed in condizioni igieniche insopportabili, feriti, con cancrene, insieme ai cadaveri in decomposizione, diventando insopportabili l’uno all’altro, con la prospettiva non solo di fronteggiare gli austro-ungarici, ma anche e soprattutto di subire i soprusi e gli ordini omicidi dei generali italiani, a partire dal generalissimo Luigi Cadorna, comandante in capo all’inizio del conflitto, che trattavano i soldati come veri e propri servi della gleba,.
Un conflitto quindi di cui vergognarsi e da ricordare solo come esempio negativo a cui può arrivare la degenerazione della guerra e il disprezzo verso i più poveri e deboli..
Ora il Ministro della Difesa, i questo momento di crisi dilagante, di fronte ai tagli di bilancio per la scuola, la sanità, i servizi essenziali per i cittadini, spende milioni di euro per celebrare il 4 novembre, inviando ufficiali nelle scuole e organizzando mega manifestazioni/concerti per celebrare retoricamente l’apologia della guerra e rinverdire una strana concezione dell’”amor patrio” basato sul sacrificio di sangue e su un’identità escludente.
In questo quadro penso che ognuno di noi, indipendentemente dal ruolo che temporaneamente riveste, non dovrebbe prestarsi a copertura di tali logiche, ma stigmatizzare tali atteggiamenti e lavorare affinché si mettano in atto politiche di pace, non incrementando le spese militari e non spendendo soldi per glorificare le guerre, ma investendo in sevizi per tutti i cittadini ed in politiche di inclusione.
Paola Barassi (consigliera regionale PRC)